Luci teatrali saturano l’ambiente, risplendi burattinaio tra pulsanti che muovono abili burattini, in platea: pubblico pagante. Ti ho detto che non mi devi chiamare, io non ti voglio sentire e ti ucciderei se ti avessi qui, ma ti lascio parlare. Ma che cazzo stai dicendo. No! Non può essere vero, ma se prima ti facevo solo sfogare ora comincio a tremare. I tuoi sogni di potenza come specchi infranti, dalle tue orecchie come altoparlanti nella mente l’eco di parole pesanti. Smettila di ripetermi che sono rovinato, mi stanno già venendo a prendere, non dovevano scoprirmi, ma se ne pentiranno! Eri barbaro e spietato, poi avido e viscido, infine avaro e corrotto, ma il burattinaio morirà col sorriso, perché della rovina non sarà l’unica vittima. Ed il teatro brucia… Nella stanza il silenzio, sulla scrivania un lago di caffè riflette l’immagine immobile di un inutile cadavere.