Dormi sul letto del fiume tra verdi guanciali una coperta pesante di nebbia ti tarpa le ali così piccola e indifesa, né capitano né mozzo con le dita nelle torri e il cuore in piazza Persa da sempre nella tana del Bianconiglio e la notte avara e bastarda non ti porta consiglio. Tu che senza speranza e senza vergogna prenoti un weekend di cent’anni all’hotel della gogna Assolata in agosto dal fuoco d’inferno congelata nella morsa di freddo dell’ultimo inverno tra le vie strette dove ogni strada è una loggia per proteggere le teste dei figli da lacrime e pioggia Di sangue vermiglia nei secoli e dotta in rari momenti offri rifugio a fumatori di oppio ed artisti insolventi chi ti ama lo fa ad una donna che sa di ogni colore di chi è madre, puttana e compagna di tutte le ore. Esponi un mercato dove l’incompiuto è valore nei giorni lasciati appassire alla luce del sole sventolando bandiera oramai ridotta ad un lembo con il ventre squarciato dalle troppe ferite del tempo Mancano mesi a colmare un altro anno insolente Manca la pace da sempre agognata dalla tua gente Manchi da troppo di chiedermi “figlio, come ti senti?”, ma più di tutto ti manca il sapore di questi momenti. Sei un ricordo sfumato dentro un bicchiere di niente mentre tendi una mano alla porta del mare ad oriente mentre guardi un tuo figlio deluso lasciare la valle fai finta di nulla ma scende una lacrima sulle tue spalle